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Vittorio Alfieri Books in Order
Vittorio Alfieri is an Italian noble, dramatist and poet (1749–1803). Vittorio Alfieri has written 598 books. Below is every book in publication order — tick books off as you read them; progress saves automatically on your device.
Standalone books
598 books
1. Io non so, se più amico (1778)
2. Agamemnon (1783)
3. Antigone (1783)
4. Philip (1783)
5. Merope (1783)
6. Oreste (1783)
7. Octavia (1783)
8. Polinices (1783)
9. Rosmunda (1783)
10. Timoleon (1783)
11. Virginia (1783)
12. Saul (1787)
13. Agis (1788)
14. The conspiracy of the Pazzi (1788)
15. Mary Stuart (1788)
16. Parere sull'arte comica in Italia (1788)
17. The first Brutus (1789)
18. The second Brutus (1789)
19. Don Garcia (1789)
20. Myrrha (1789)
21. Sophonisba (1789)
22. The Author's Farewell (1789)
23. Parigi sbastigliato (1789)
24. The flies and the bees (1789)
25. Il Misogallo. Rame allegorico (1799)
26. Avviso al lettore (1799)
27. Prosa prima. Alla passata, presente e futura Italia (1799)
28. Nota spettante gl'interessi privati dell'autore in Francia (1799)
29. Licenza (1799)
30. Conclusione (1799)
31. Indice del Misogallo (1799)
32. Uccider me, tu il puoi, schiava Genìa (1799)
33. Del Misogallo i membri io 'n rima annovero (1799)
34. Prose cinque, Sonetti quaranzei (1799)
35. Il Misogallo (1799)
36. Queste tue polveri (1800)
37. Fame, imbratta d'inchiostro (1800)
38. Odo ogni uomo arditamente (1800)
39. Re, confessori, medici, avvocati (1800)
40. Dai Galli in rima le tragedie fersi (1800)
41. Filippo, abbozzo sudicio qual sei (1800)
42. Rado nuoce il tentar; talvolta giova (1800)
43. Lasciai la spoglia, ma il furor non lasso (1800)
44. Le forti rocche, cui né prender mai (1800)
45. Chi dai miei Bruti tien dissimil me (1800)
46. L’antireligioneria (1800)
47. Al malevolo lettore (1804)
48. Satires (1804)
49. Al benevolo lettore (1804)
50. Alcestis II (1804)
51. Antony and Cleopatra (1814)
52. Biasmando laudate
53. Un Arcivescovo
54. L'uom che in un sol sonetto
55. A voler mordere
56. Di Firenze è scacciato
57. Io professor dell'università
58. Sono il Moschi e il Gramosi una pariglia
59. Sia pace ai frati
60. Padre trent'anni muto il Pretendente
61. Ce grand procès, à mon avis
62. Che pretende il Pretendente?
63. Il bestemmiar gli Angeli, i Santi, e Dio
64. Mai non pensa altro che a sé
65. Donna, che altrui togliendo ogni speranza
66. Cent soixante notables
67. D'invidietta pregno
68. L'oro pria, poscia il sangue, indi la fama
69. Un vil proverbio corre
70. Qual dei due Bruti è il primo?
71. Ci va dicendo Orpèl ch'ei mai non dorme
72. Semi-Claudi imperanti
73. De' principi il flagello
74. Mordimi, prego (ma co' denti tuoi)
75. Gli equestri re, che instatuarsi al vivo
76. Dio la corona innesta
77. A tre cose non mai congiunte pria
78. Massirizio tutto sa
79. Capitano; è parola
80. Ho visto già quel ch'è
81. Lauda tu sol te stesso
82. L'arte sua ciascun faccia. Il vero scriva
83. Forse alcun pregio aveano
84. A diverbio un eunuco era venuto
85. Chi fu, che fece e che mertò costui?
86. Vuoti il capo, le man, la borsa e il cuore
87. Crudo è lo scherzo, che vien fatto a voi
88. Il raccoglier brutture per le strade
89. Chi di parer non cura, un uom fors'è
90. D'ampia guerra brevissima rassegna
91. Al mio nascer ci fui, ma mezzo appena
92. Spogliar chi mal suoi panni difendea
93. Libertà che vuol tormisi lung'Arno
94. Fattisi in Gallia re gli avvocatuzzi
95. Sacro ebbi già di cittadino il nome
96. Mi vien da rider, quand'io sento dire
97. Per abborrir quanto è dovere i Galli
98. Festevol motto arguto
99. Al Doge, ed ai suoi Veneti, giudizio
100. Lucca, a te forse contro al Gallo crudo
101. Poiché il destino ci vuol pur divisi
102. Base di ogni opra bella, il nascer bene
103. Nei prolissi calzononi
104. Ecco nascer Penelope da Frine
105. Non che a te, fida suora, ai più remoti
106. Dopo tanti gran secoli da cani
107. Il soggiacer a un re assoluto, è un guai
108. Volar non pon senz'ali i Galli-cani
109. Per liberarmi
110. Chi in Bisanzio, chi in Grecia e chi in Egitto
111. Molti siete; i' son uno
112. In Levante audaci e preste
113. Perch'ei cangi impostura
114. Vedete, s'io son tondo!
115. Benché nulla importar ti dee di Quelli
116. Fra l'opre tutte degl'Iddii più altere
117. Nel punto in cui di Galli armati schiavi
118. Nabidi, e Cato; ripugnanti sempre
119. Di Venezia, e di Genova, e di Roma
120. Sia l'avvenir qual vuolsi, a me pur sempre
121. Sempre eccellenti i Galli in altere opre
122. Agli Europei propongono i Francesi
123. Vanto primo, è il formar cose novelle
124. Mista coll'irto crin, del crin più sconcia
125. In Campidoglio un teschio di cavallo
126. Du' avvocati, due medici e un chirurgo
127. Di libertade il vero arbor son io
128. Due parole enimmatiche
129. Securo alfin l'italo Alfier qui giace
130. Dei Francesi per togliersi la noia
131. Due Consolini appesi a un Ciondolone
132. Baionette, cannon, tamburi e schioppo
133. E qui il socco, se in piede anco mi sta
134. Le prime quattro Alfieriche; la quinta
135. Forse inventava Alfieri un ordin vero
136. Prologo. Il cavalier servente veterano
137. Satira prima. I re
138. Satira seconda. I grandi
139. Satira terza. La plebe
140. Satira quarta. La sesqui-plebe
141. Satira quinta. Le leggi
142. Satira sesta. L'educazione
143. Satira ottava. I pedanti
144. Satira nona. I viaggi
145. Satira decima. I duelli
146. Satira decimaprima. La filantropineria
147. Satira decimaseconda. Il commercio
148. Satira decimaterza. I debiti
149. Satira decimaquarta. La milizia
150. Satira decimaquinta. Le imposture
151. Satira decimasesta. Le donne
152. Intenzione dell'autore
153. Invocazione
154. Prosa seconda. Ragione dell'opera
155. Proemio
156. Epigramma I
157. Sonetto I
158. Sonetto II
159. Sonetto III
160. Sonetto IV
161. Sonetto V
162. Sonetto VI
163. Sonetto VII
164. Sonetto VIII
165. Sonetto IX
166. Epigramma II
167. Epigramma III
168. Sonetto X
169. Sonetto XI
170. Sonetto XII
171. Sonetto XIII
172. Sonetto XIV
173. Epigramma IV
174. Epigramma V
175. Sonetto XV
176. Sonetto XVI
177. Sonetto XVII
178. Sonetto XVIII
179. Sonetto XIX
180. Epigramma VI
181. Sonetto XX
182. Epigramma VII
183. Ode
184. Sonetto XXI
185. Prosa terza. Traduzione delle ultime parole pronunziate dal Re Luigi XVI, innanzi la convenzione nazionale il dì 11 decembre 1792
186. Sonetto XXII
187. Epigramma VIII
188. Epigramma IX
189. Epigramma X
190. Sonetto XXIII
191. Epigramma XI
192. Sonetto XXIV
193. Epigramma XII
194. Epigramma XIII
195. Sonetto XXV
196. Sonetto XXVI
197. Prosa quarta. Dialogo fra un uomo libero ed un liberto
198. Epigramma XIV
199. Sonetto XXVII
200. Sonetto XXVIII
201. Sonetto XXIX
202. Sonetto XXX
203. Sonetto XXXI
204. Sonetto XXXII
205. Sonetto XXXIII
206. Sonetto XXXIV
207. Sonetto XXXV
208. Epigramma XV
209. Epigramma XVI
210. Sonetto XXXVI
211. Epigramma XVII
212. Epigramma XVIII
213. Epigramma XIX
214. Sonetto XXXVII
215. Epigramma XX
216. Epigramma XXI
217. Epigramma XXII
218. Epigramma XXIII
219. Epigramma XXIV
220. Epigramma XXV
221. Epigramma XXVI
222. Epigramma XXVII
223. Epigramma XXVIII
224. Epigramma XXIX
225. Epigramma XXX
226. Epigramma XXXI
227. Prosa quinta. Dialogo fra l'ombre di Luigi XVI e di Robespierre
228. Epigramma XXXII
229. Epigramma XXXIII
230. Epigramma XXXIV
231. Epigramma XXXV
232. Epigramma XXXVI
233. Epigramma XXXVII
234. Sonetto XXXVIII
235. Sonetto XXXIX
236. Epigramma XXXVIII
237. Epigramma XXXIX
238. Epigramma XL
239. Epigramma XLI
240. Epigramma XLII. L'Oracoletto
241. Epigramma XLIII
242. Epigramma XLIV
243. Epigramma XLV
244. Epigramma XLVI
245. Epigramma XLVII
246. Epigramma XLVIII
247. Epigramma XLIX. Catalogo dei Piedi Militanti nella guerra dei Deficit regnanti
248. Epigramma L
249. Epigramma LI
250. Epigramma LII
251. Epigramma LIII
252. Epigramma LIV
253. Epigramma LV
254. Epigramma LVI
255. Epigramma LVII
256. Epigramma LVIII
257. Epigramma LIX
258. Epigramma LX
259. Epigramma LXI
260. Sonetto XL
261. Sonetto XLI
262. Sonetto XLII
263. Sonetto XLIII
264. Poems
265. Volea gridar, fuggir volea, ma vinto
266. Braccia con braccia in feri nodi attorte
267. Avviticchiati, ignudi, e bocca a bocca
268. Dov'è, dov'è quella mirabil fonte
269. Negra lucida chioma in trecce avvolta; / Greca fronte
270. Greca fronte nomar deggio, o divina
271. Occhi, di voi direi cose non dette
272. Qual, qual sì fresca profumata rosa
273. Sonora voce, che soave fende
274. Avorio, latte, giglio, o qual più bianca
275. Impresse alfin le ardenti labbia, impresse
276. Breve leggiadro piè, che snello snello
277. Del sublime cantore, epico solo
278. Uom, cui nel petto irresistibil ferve
279. Lunga è l'arte sublime, il viver breve
280. D'ozio, e di vino, e di vivande pieno
281. Casta e bella del par, né pur parole
282. Vuota insalubre region, che stato
283. Parte di noi, sì mal da noi compresa
284. Bieca, o Morte, minacci? e in atto orrenda
285. Negri, vivaci, e in dolce fuoco ardenti
286. S'io t'amo? oh donna! io nol diria volendo
287. Tu m'ami? oh gioia! i tuoi raggianti sguardi
288. Adulto appena, alla festiva reggia
289. Già cinque interi, e più che mezzo il sesto
290. Tu sei, tu sei pur dessa: amate forme
291. Ah! tu non odi il sospirar profondo
292. O di terreno fabro opra divina
293. Cessar io mai d'amarti? Ah! pria nel cielo
294. E s'egli è ver, che allo stellato giro
295. Che fia? mi par che in cielo il Sol sfavilli
296. Or sì, che m'ami, or non fallaci ho i segni
297. Negri panni, che sete ognor di lutto
298. Solo al girar d'un bel modesto sguardo
299. Che feci? oimé! da que' begli occhi un fiume
300. O leggiadro, soave, e in terra solo
301. Vaghi augelletti, che tra fronda e fronda
302. Ecco già l'ora appressa, ond'io trar soglio
303. Oggi ha sei lustri, appiè del colle ameno
304. Apollo, o tu, cui le saette aurate
305. Galli, Russi, Britanni, e quanti mena
306. Qui Michel-Angiol nacque? e qui il sublime
307. Se al fuoco immenso ond'io tutt'ardo, il gelo
308. Quel già sì fero fiammeggiante sguardo
309. Tu piangi? oimè! che mai sarà?... Ma questa
310. Tempo già fu, cor mio, ch'ambe le chiavi
311. Le gravi e dolci cure
312. Ch'io ponga al duolo tregua?
313. In che ti offesi, o placido
314. Dimmi, Amore, colei che in roseo letto
315. O dolce mio pensier, sola mia cura
316. Agil piè che non segni in terra traccia
317. Lasso! che mai son io? che a lento fuoco
318. Già un dolce fiato in su le placid'ale
319. Felice tu, mio messagger d'amore
320. Sole, di un mesto velo tenebroso
321. L'America libera
322. Oh! chi se' tu, che maestoso tanto
323. Immensa mole, che nel ciel torreggi
324. Ode prima. Accenna le cagioni della guerra
325. Ode seconda. Annovera i popoli belligeranti
326. Ode terza. Parla del signore de La Fayette
327. Ode quarta. Commenda il Generale Washington
328. Ode quinta. Pace del 1783
329. Non più scomposta il crine, il guardo orrendo
330. O gran padre Alighier, se dal ciel miri
331. Dante, signor d'ogni uom che carmi scriva
332. Chi mi allontana dal leggiadro viso?
333. Ecco, sorger dall'acque io veggo altera
334. O di gentil costume unico esempio
335. O cameretta, che già in te chiudesti
336. È questo il nido, onde i sospir tuoi casti
337. «Le donne, i cavalier, l'arme, gli amori»
338. Non giunto a mezzo di mia vita ancora
339. Deh! quando fia quel dì bramato tanto
340. Ad ogni colle che passando io miro
341. Ma, se un dì mai, quella in cui vivo amando
342. Malinconia, perché un tuo solo seggio
343. Alta è la fiamma che il mio cuor consuma
344. Là dove solo un monticel si estolle
345. Che mai sarà? quel solo mio conforto
346. Un muover d'occhi tenero e protervo
347. Fido, destriero mansueto e ardente
348. Era l'ora del giorno, in cui l'estive
349. Te chiamo a nome il dì ben mille volte
350. Oh quai duo snelli corridori alati
351. Qual vive, qual dei due corsieri ha palma?
352. Tutto vestito in negre nubi il Cielo
353. Nobil città, che delle Liguri onde
354. Italia, o tu, che nulla in te comprendi
355. Vittima (oimè) di violenti e stolte
356. Chi vuol laudare la mia donna, tace
357. Io d'altro tema in ver vorria far versi
358. Deh! dove indarno il vagabondo piede
359. So che in numero spessi, e in stil non rari
360. Rapido fiume, che d'alpestre vena
361. Ecco ecco il sasso, che i gran carmi al cielo
362. «Chiare, fresche, dolci acque», amene tanto
363. Non pria col labro desioso avea
364. Mentr'io più mi allontano ognor da quella
365. Tanta è la forza di ben posto amore
366. Là dove muta solitaria dura
367. Se all'eterno fattor creder potessi
368. Quel grande, che fatale a Roma nacque
369. Quel benedetto dì, che origin diede
370. Io vo piangendo, e nel pianger mi assale
371. Tu il sai, donna mia vera, e il sai tu sola
372. Non di laudarti sazio mai, né stanco
373. Fole, o menzogne, ai leggitor volgari
374. D'Arte a Natura ecco ammirabil guerra
375. Il cor mel dice, e una inspiegabil nera
376. L'arte, ch'io scelsi, è un bel mestier, per dio
377. Due fere donne, anzi due furie atroci
378. S'io men servo d'Amor viver sapessi
379. «Il peggio è viver troppo»; e il sepper molti
380. Tante, sì spesse, sì lunghe, sì orribili
381. Tacito orror di solitaria selva
382. Deh, che non è tutto Toscana il mondo!
383. Siena, dal colle ove torreggia e siede
384. Se l'alternar del mal col ben fia pari
385. Narrar sue pene ed esser certo almeno
386. A tardo passo, al sospirato loco
387. Di destrier giovincelli un bel drappello
388. Ed ella pure in nobili corsieri
389. Or dal Tebro al Tamigi andarne errante
390. Varcate ha l'Alpi: ah! me n'avveggio: muta
391. O di me vera unica donna, e puoi
392. Di là dall'Alpi appena, ove si trova
393. Quel tetro bronzo che sul cuor mi suona
394. Le pene mie lunghissime son tante
395. Tempo già fu, ch'io sovra ognun beato
396. Due Gori, un Bianchi, e mezzo un arciprete
397. Amore, Amor; godi, trionfa, e ridi
398. Ciò che il meglio si appella, e vuol più lode
399. Capitolo a Francesco Gori-Gandellini, su la custodia dei cavalli
400. L'Arno già, l'Appennino, e il Po mi lasso
401. Quattrocent'anni, e più, rivolto ha il cielo
402. Lontano (ohimè!) già mesi, e mesi, e mesi
403. Donna, or più giorni son che a caldo sprone
404. Ingegnoso nemico di me stesso
405. Per questi monti stessi, or son due lune
406. Era di maggio il quarto giorno, e l'ora
407. Quel dolor ch'io provai caldo ed immenso
408. Qui, il chiaro fiume, che il Germano e il Gallo
409. Dodici volte in mar l'astro sovrano
410. Il giorno, l'ora, ed il fatal momento
411. Posto avea di mia vita assai gran parte
412. Oh più assai che Fenice amico raro
413. Oltre all'ottavo lustro un anno appena
414. Era l'amico, che il destin mi fura
415. Deh! torna spesso entro a' miei sogni, o solo
416. Eccomi solo un'altra volta, e in preda
417. Donna mia, che di' tu? ch'io men dolente
418. Deh! perdona: ben sento; era a noi forza
419. Tigro-pezzato Achille, o tu che pegno
420. Presso al loco ove l'Istro è un picciol fonte
421. Mi vo pingendo nella fantasia
422. Non che per mesi ed anni, anche per ore
423. Di quanti ha pregi la mia donna eccelsi
424. Mezzo dormendo ancor domando: Piove?
425. Solo, fra i mesti miei pensieri, in riva
426. Io credea, ch'oltre l'Alpi ambo tornati
427. Scevro di speme e di timor, languisco
428. Mesto son sempre; ed il pianto, e la noia
429. Chi 'l disse mai, che nell'assenza ria
430. Quel mio stesso Frontin, ch'io già vantai
431. Si disse, io 'l seppi, e dirsi anco dovea
432. Achille mio, perché con guizzi tanti
433. Ai Fiorentini il pregio del bel dire
434. Già son dell'Alpi al più sublime giogo
435. Oh qual mi rode e mi consuma e strugge
436. Su questa strada io giva, in questo legno
437. Sempre ho presente quell'atto soave
438. Donna, l'amato destrier nostro il Fido
439. Tenace forza di robusta fibra
440. Fra queste antiche oscure selve mute
441. Duro error, che non mai poscia si ammenda
442. S'io men mia donna amassi, o men le Muse
443. Non fu sì santo, né benigno Augusto
444. Crudel comando! e per pietà l'ho dato
445. Non bastava, che lungo intero il verno
446. Podagra acerba, che sì ben mi mordi
447. Gran pittrice è Natura. Oh amabil vaga
448. Quattro gran vati, ed i maggior son questi
449. Il gran Prusso tiranno, al qual dan fama
450. L'idioma gentil sonante e puro
451. Candido cor, che in sul bel labro stai
452. Piacemi almen, che nel vagar mio primo
453. Sublime specchio di veraci detti
454. Donna, s'io cittadin libero nato
455. Misera madre, che di pianto in pianto
456. Se vuoi lieto vedermi, un crudo impaccio
457. Donna, deh, mira il nostro buono Achille
458. Bella arte-fatta selva, in cui sen vanno
459. Dubbio, per me più crudo assai che morte
460. Ciò che agl'Itali spesso a torto ascritto
461. Morte già già mi avea l'adunco artiglio
462. Èmmisi chiusa alfin l'inferi porta
463. Chi 'l crederia pur mai, che un uom non vile
464. Oh stolta in ver mia giovenil baldanza
465. Madre diletta mia, deh! non ti piaccia
466. Compie oggi l'anno, ch'io dell'Arno in riva
467. Sperar, temere, rimembrar, dolersi
468. Dolce a veder di giovinezza il brio
469. Tosto ch'io giunga in solitaria riva
470. Lento, steril, penoso, prosciugante
471. Un vecchio alato, e una spolpata donna
472. L'Attica, il Lazio, indi l'Etruria, diero
473. Non, perch'egli sia gelo, il verno biasmi
474. «Un cantar, che nell'anima si senta»
475. Bello ed util del par, fervido Ordigno
476. Capitolo ad Andrea Chénier a Londra
477. Del dì primier del nono lustro mio
478. Volubil ruota, infaticabilmente
479. «Sogno è, ben mero, quanto al mondo piace»
480. Amar se stesso, è di Natura legge
481. E carmi e prose in vario stil finora
482. Io, che già lungi di mia donna in meste
483. Quanto più immensa, tanto men fia audace
484. Bianco-piumata vaga tortorella
485. Poeta, è nome che diverso suona
486. Della pia, bene spesa, alta tua vita
487. Greca, al ciglio, alle forme, al canto, al brio
488. Già la quarta fiata (ultima forse)
489. Un Vecchio, in bianca veste alto splendente
490. Se pregio v'ha, per cui l'un Popol deggia
491. Per queste orride selve atre d'abeti
492. Per la decima volta or l'Alpi io varco
493. Oh brillante spettacolo giocondo
494. Mentr'io dell'Arno in su la manca riva
495. Beata vita ogni uom quella esser crede
496. Tardi or me punge del Saper la brama
497. Fin dalla etade giovanil mia prima
498. Cose omai viste, e a sazietà riviste
499. Queruli (è vero) i mediocri affanni
500. Feroce piange in su l'amico estinto
501. E' mi par ieri, e al terzo lustro or manca
502. Sagacemente, e con lepor, dicea
503. Candido toro, in suo nitor pomposo
504. Del mio decimo lustro, ecco, già s'erge
505. In cor mi avrei tarda e risibil voglia
506. Ed io pure, ancorché dei fervidi anni
507. «Quanto divina sia la lingua nostra»
508. Uom, che barbaro quasi, in su la sponda
509. Discordia stride dalla Eolia gente
510. Io mi vo vergognando infra me stesso
511. Bella, oltre l'arti tutte, arte è ben questa
512. Favola fosse, o storia, o allegoria
513. Pregno di neve gelida il deforme
514. Tutto è neve dintorno: e l'Alpi, e i colli
515. L'adunco rostro, il nerboruto artiglio
516. L'obbedir pesa, e il comandar ripugna
517. Alto, devoto, mistico ingegnoso
518. Uom, di sensi, e di cor, libero nato
519. Uom, che devoto a Libertà s'infinge
520. Donna, s'io sol di me cura prendessi
521. Pieno il non empio core e l'intelletto
522. Speme, il cui ratto ingannator pensiero
523. Quando fia, quando mai quel dì beato
524. Qual radicata immobil rupe estolle
525. Bioccoli giù di Marzolina neve
526. Dialogo fra l'Autore e Nera Colomboli fiorentina
527. Tutte no, ma le molte ore del giorno
528. Io 'l giurerò morendo, unica norma
529. Di sangue egregia, in signoril ventura
530. Non compie un lustro ancor, da ch'io pur dava
531. Donna, o tu che all'età vegnenti appresti
532. Alla Signora Teresa Mocenni, in morte del cavaliere Mario Bianchi
533. Asti, antiqua Città, che a me già desti
534. All'ab. Tommaso di Caluso su la morte della Principessa di Carignano
535. Chiuso in se stesso, e non mai solo, il Saggio
536. Al sig. Francesco Saverio Fabre
537. Di giorno in giorno strascinar la vita
538. Qualch'anni, o mesi, o giorni, o forse anch'ore
539. Malinconia dolcissima, che ognora
540. Povero, e quasi anco indigente, or vuoi
541. Già il ferétro, e la Lapida, e la Vita
542. Non t'è mai Patria, no, il tuo suol paterno
543. S'io nel comun dolore, allor che tutti
544. Teleutodia
545. L'Etruria vendicata
546. O leggiadretta man, ch'almo lavoro
547. Oh qual mi aggrada il dilicato viso
548. Rapida fugge qual saetta a volo
549. Parve infida, o se il vuoi la man pur l'era
550. Odo un suon: ma ben l'odo o vanegg'io?
551. Dunque in narrarti il mio stato infelice
552. Il dì presso che tutto appien divisi
553. Canto primo
554. Canto secondo
555. Canto terzo
556. Canto quarto
557. Introduzione
558. Parigi sbastigliato. Ode
559. Panegyric on Trajan
560. Abel
561. Della tirannide
562. I pochi
563. Il divorzio
564. La finestrina
565. The Unknown Virtue
566. Letter to Ranieri de' Calzabigi (Siena, 6 September 1783)
567. Notes that serve as an answer
568. Opinion on the tragedies
569. Sentiment of the author about the tragedy Antony and Cleopatra
570. Clarification of the translator on this Alcestis II
571. Epigrams
572. Signor, perché del tuo disutil peso
573. Tutto a contanti recano i Britanni
574. Tu m'inviasti (e fu maligno il dono)
575. Oh degli antiqui cavalier ben degna
576. Alta due palmi e mezzo a tre non giunge
577. Clizia, mondana ancor, ben mille amanti
578. Angli, che dite? ei non fu vostro re?
579. A donna un uom non basta?
580. Son dur, lo seu, son dur, ma i parlo a gent
581. S' l' è mi ch' son d' fer o j' Italian d' potìa
582. Mi trovan duro?
583. Tutto rosso fuor che il viso
584. Papa infallibile
585. Dare e tor quel che non s'ha
586. Fosco, losco, e non Tósco
587. Tolti di mie tragedie i due t'hai tu
588. Tragedie due già fe'
589. Gli Angli, già liberi, or vendon sé
590. Pedanti, pedanti
591. Uom di corte e di fede?
592. Il Papa è papa e re
593. Hammi il vostro biasmarmi assai laudato
594. La nullità dell'uno inserto al zero
595. Approvazione
596. Toscani, all'armi
597. Più d'un le piace
598. Tigre coniglio
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